SERIE D, I VIVAI POSSONO VALERE UNA FORTUNA: 18MILA EURO PER OGNI ANNO SE UN EX GIOVANE DEBUTTA IN SERIE A
La Serie D 2026/27 non premia soltanto chi investe sui giovani per rispettare le quote obbligatorie. Le norme federali trasformano la formazione in un vero patrimonio economico: il valore del premio di tesseramento per un’operazione annuale effettuata da una società di Serie D è fissato in 650 euro, mentre il premio di formazione tecnica cresce in base alla categoria raggiunta dal calciatore e può raddoppiare quando il primo contratto viene sottoscritto nel professionismo. Ma il dato più sorprendente riguarda il premio alla carriera: 18mila euro per ogni anno di formazione possono spettare alle società dilettantistiche quando un proprio ex giovane debutta in Serie A oppure, da professionista, con la Nazionale maggiore o l’Under 21.
Il giovane forte non serve soltanto per vincere una partita.
Può diventare un patrimonio.
E nella Serie D moderna questo concetto assume un significato molto più concreto rispetto al passato.
Le 162 società che stanno costruendo le rose per la stagione 2026/27 dovranno utilizzare contemporaneamente diversi giovani, ma dietro il rendimento degli under esiste anche un sistema economico capace di premiare chi li ha formati.
Tesseramento.
Formazione tecnica.
Carriera.
Tre meccanismi differenti che possono produrre somme importanti e che spiegano perché investire seriamente nel vivaio possa diventare anche una strategia finanziaria.
IN SERIE D IL PREMIO DI TESSERAMENTO VALE 650 EURO
Il primo meccanismo è quello del premio di tesseramento.
Quando una società richiede il tesseramento annuale come giovane dilettante o non professionista di un calciatore che nella stagione precedente era già tesserato annualmente per una società della Lega Nazionale Dilettanti, può maturare un premio destinato ai club che lo hanno precedentemente formato.
Per una società che milita in Serie D l’importo complessivo previsto per il singolo tesseramento annuale è di 650 euro.
Il premio non viene necessariamente assegnato integralmente a un solo club.
La normativa considera infatti le società che hanno avuto il giocatore nelle cinque stagioni precedenti quella iniziata nell’anno del compimento dei sedici anni, attribuendo a ciascuna annualità una quota pari a un quinto del premio.
Se il percorso giovanile è stato interamente svolto nello stesso club, quella società può invece maturare l’intero importo.
IL PREMIO PUÒ MATURARE FINO ALLA STAGIONE DEI 20 ANNI
Il sistema continua a operare per i successivi tesseramenti annuali fino alla stagione nella quale il calciatore compie vent’anni.
Significa che un giovane può continuare a generare riconoscimenti economici per le società che hanno contribuito alla sua formazione anche mentre prosegue il proprio percorso nel calcio dilettantistico.
Non parliamo di cifre capaci da sole di cambiare il bilancio di una società di Serie D.
Ma quando un settore giovanile produce numerosi calciatori, la somma delle singole posizioni può diventare significativa.
Ed è soprattutto il passaggio successivo a cambiare realmente dimensione.
IL PREMIO DI FORMAZIONE TECNICA È MOLTO PIÙ PESANTE
Quando il calciatore entra in un rapporto più strutturato, può infatti maturare il premio di formazione tecnica.
La norma considera, tra gli eventi che possono farlo scattare, il primo tesseramento biennale, la stipula del primo contratto di apprendistato professionalizzante oppure il primo contratto di lavoro sportivo, da professionista o dilettante, sottoscritto entro il ventottesimo anno.
Il premio viene distribuito alle società che hanno formato il calciatore nel periodo compreso tra la stagione nella quale ha compiuto dieci anni e quella nella quale ne ha compiuti ventuno, secondo le condizioni previste dalle NOIF.
Qui la cifra non è fissa.
Il sistema utilizza un valore base annualmente determinato dalla FIGC, moltiplicato per la durata del rapporto e per un coefficiente collegato alla categoria della società che deve corrispondere il premio.
SERIE D COEFFICIENTE 6, SERIE C 11, SERIE B 15, SERIE A 18
Ed è proprio la tabella federale a mostrare quanto possa aumentare il valore della formazione quando un ragazzo sale di categoria.
Per il calcio maschile il coefficiente previsto è:
Serie D: 6.
Serie C: 11.
Serie B: 15.
Serie A: 18.
La distanza è evidente.
Un talento che passa dalla quarta serie al professionismo può quindi generare un premio sensibilmente superiore rispetto a quello prodotto da un percorso esclusivamente dilettantistico.
Ed esiste una norma ancora più favorevole per le società di base.
SE IL PRIMO CONTRATTO È NEL PROFESSIONISMO, LE QUOTE DEI CLUB DILETTANTISTICI RADDOPPIANO
Quando il primo contratto di lavoro sportivo, il primo apprendistato professionalizzante o il rapporto biennale viene sottoscritto con una società professionistica, le quote del premio spettanti alle società formatrici dilettantistiche vengono raddoppiate.
È probabilmente uno dei passaggi più importanti dell’intero sistema.
Una piccola società che individua un ragazzo a dodici o tredici anni e lo accompagna nella crescita non riceve quindi soltanto un riconoscimento simbolico se quel giocatore arriva nel professionismo.
Può maturare un vero valore economico.
Ed è proprio questo che cambia la prospettiva dello scouting.
UN GIOVANE NON È PIÙ SOLTANTO UNA QUOTA DA SCHIERARE
La Serie D 2026/27 obbligherà gli allenatori a utilizzare giovani in maniera continuativa.
La tentazione di alcune società potrebbe essere quella di affrontare il mercato degli under come un semplice problema regolamentare.
Trovare il 2006.
Trovare il 2007.
Trovare il 2008.
Metterli in campo.
Il sistema dei premi suggerisce invece una filosofia completamente differente.
Un ragazzo realmente forte può offrire tre vantaggi.
Aiutare la prima squadra.
Aumentare il proprio valore.
Generare premi economici anche successivamente.
Il vivaio smette quindi di essere semplicemente un costo necessario per partecipare ai campionati giovanili.
Può diventare una vera area produttiva della società.
POI C’È IL PREMIO ALLA CARRIERA: 18MILA EURO PER OGNI ANNO DI FORMAZIONE
Ed è qui che le cifre cambiano completamente.
L’articolo 99 bis delle NOIF riconosce alle società della Lega Nazionale Dilettanti e ai club di puro settore giovanile un premio alla carriera pari a 18.000 euro per ogni anno di formazione impartita a un proprio ex calciatore.
Il premio matura in due situazioni particolarmente prestigiose:
quando il calciatore disputa effettivamente la propria prima partita in Serie A;
oppure quando, con status professionistico, disputa la propria prima gara ufficiale con la Nazionale A o con l’Under 21.
È uno dei meccanismi economicamente più interessanti dell’intero calcio di base italiano.
QUATTRO ANNI DI FORMAZIONE POSSONO SIGNIFICARE 72MILA EURO
Il principio permette di comprendere immediatamente il valore potenziale.
Una società che abbia formato un calciatore per quattro stagioni utili può maturare teoricamente 72.000 euro di premio alla carriera quando si verifica uno degli eventi previsti.
Cinque stagioni porterebbero il valore teorico a 90.000 euro.
Naturalmente il calcolo finale deve rispettare tutte le condizioni federali e dal premio vengono detratti eventuali importi già percepiti attraverso premi di tesseramento, formazione tecnica o determinate operazioni precedenti.
Ma il dato resta enorme soprattutto per le realtà dilettantistiche più piccole.
Per un club con un budget limitato, vedere arrivare in Serie A un ragazzo cresciuto nel proprio vivaio può produrre una risorsa capace di finanziare una parte consistente della stagione successiva.
SERVE AVER FORMATO IL GIOCATORE ALMENO DALLA STAGIONE DEI 12 ANNI IN POI
Il premio alla carriera non spetta automaticamente a qualsiasi società nella quale il calciatore sia transitato.
La normativa stabilisce condizioni precise.
Il giocatore deve essere stato tesserato per società della LND o di puro settore giovanile almeno dalla stagione iniziata nell’anno in cui ha compiuto dodici anni o nelle stagioni successive utili previste dal sistema.
Questo evita che un passaggio brevissimo nella fase finale del percorso possa produrre lo stesso riconoscimento di anni di formazione.
Il principio resta quello di premiare chi ha realmente contribuito alla crescita.
I PREMI GIÀ INCASSATI VENGONO DETRATTI
Esiste poi un meccanismo destinato a evitare duplicazioni.
Se la società dilettantistica aveva già ricevuto da un club professionistico un premio di tesseramento, un premio di formazione tecnica oppure somme derivanti da determinate operazioni di trasferimento, tali importi vengono detratti dall’eventuale premio alla carriera spettante.
Il sistema non permette quindi di incassare più volte integralmente per la stessa formazione.
Ma continua a garantire un riconoscimento significativo quando il calciatore raggiunge il massimo livello.
IL PORTALE FIGC CALCOLA E CERTIFICA GLI IMPORTI
Anche la gestione amministrativa è diventata più strutturata.
Gli importi dei premi vengono resi disponibili attraverso il portale telematico federale e comunicati alle società interessate.
Per il premio di formazione tecnica la certificazione diventa definitiva se non viene avviata una controversia nei trenta giorni previsti dalla comunicazione. Successivamente le parti hanno altri termini specifici per regolare il pagamento.
Significa ridurre una delle zone tradizionalmente più complesse del calcio dilettantistico.
Non serve ricostruire manualmente l’intera carriera del giocatore ogni volta.
Il sistema federale possiede una tracciabilità dei tesseramenti e produce la certificazione della posizione economica.
PER LE SOCIETÀ DI SERIE D CAMBIA LA STRATEGIA
Il messaggio che arriva dalle norme è estremamente chiaro.
Avere un buon settore giovanile non serve soltanto a trovare un terzino 2008 da mettere in campo.
Può diventare una forma di investimento.
Una società può lavorare su un talento per anni.
Portarlo nella Juniores.
Inserirlo nella prima squadra.
Lasciarlo partire verso un club professionistico.
E continuare a beneficiare economicamente della crescita del giocatore attraverso i meccanismi federali.
È un modello completamente differente rispetto a quello del club che ogni estate prende tre giovani in prestito e li restituisce dodici mesi più tardi.
PRESTITO O PATRIMONIO: DUE FILOSOFIE DIVERSE
Il prestito dai grandi vivai professionistici continuerà naturalmente a essere fondamentale.
Permette di ricevere giocatori tecnicamente formati senza sostenere necessariamente il rischio della loro crescita.
Ma offre quasi esclusivamente un vantaggio sportivo immediato.
Il giocatore arriva.
Gioca.
Poi torna al club proprietario.
Produrre o acquisire direttamente giovani sui quali investire significa invece costruire patrimonio.
Il rischio aumenta.
Ma aumenta enormemente anche il possibile rendimento futuro.
IL VERO AFFARE POTREBBE ESSERE UN RAGAZZO CHE OGGI NON CONOSCE NESSUNO
Durante agosto l’attenzione del mercato è inevitabilmente concentrata sui grandi nomi.
Gli ex Serie A.
I bomber da venti gol.
I giocatori provenienti dalla Serie C.
Sono quelli che vendono abbonamenti e accendono l’entusiasmo.
Ma il miglior investimento di una società potrebbe essere completamente diverso.
Un quindicenne.
Un sedicenne.
Un ragazzo individuato in un campionato regionale.
Un calciatore che oggi vale pochissimo e che tra cinque anni potrebbe arrivare nel professionismo.
È lì che scouting e settore giovanile possono produrre qualcosa che nessun grande acquisto già affermato può garantire.
LA SERIE D DEVE IMPARARE A CONSIDERARE IL VIVAIO COME UN ASSET
La quarta serie italiana continua a crescere sul piano tecnico ed economico.
Budget più alti.
Grandi piazze.
Dirigenti professionali.
Streaming.
Sponsor.
Calciatori provenienti da categorie superiori.
Ma la vera sostenibilità di molte società potrebbe passare proprio dalla capacità di produrre giocatori.
Un ragazzo formato bene può aiutare la prima squadra.
Può essere ceduto.
Può generare premio di tesseramento.
Può produrre premio di formazione tecnica.
E se un giorno arriva in Serie A o in Nazionale, può attivare un premio alla carriera da 18mila euro per ogni anno di formazione riconosciuto.
La conclusione è inevitabile.
Nella Serie D 2026/27 gli under non sono soltanto un obbligo da rispettare: possono essere uno dei patrimoni economici più importanti di una società. E il club capace di trovare oggi il ragazzo giusto potrebbe continuare a guadagnarci molti anni dopo averlo visto lasciare il proprio campo.