SERIE D, LA RIFORMA È ARRIVATA IN SENATO: TETTO A 80 CLUB PROFESSIONISTICI, IL CONFINE CON LA C PUÒ CAMBIARE
Il futuro della Serie D potrebbe essere riscritto molto più in alto della quarta serie. Al Senato è entrato nell’iter parlamentare il disegno di legge sulla riforma del sistema calcistico italiano che prevede, tra i punti più pesanti, un tetto massimo di 80 società professionistiche complessive. La FIGC dovrebbe applicare l’eventuale riduzione rispettando un criterio di proporzionalità tra le Leghe. Nessun effetto sulla stagione 2026/27, che partirà regolarmente con 162 club in Serie D e 60 squadre in Serie C, ma se la norma dovesse arrivare all’approvazione sarebbe inevitabile ridisegnare anche il confine tra professionismo e dilettantismo, con conseguenze future su promozioni, retrocessioni e ripescaggi.
La riforma del calcio italiano non è più soltanto materia di convegni, dichiarazioni o bozze federali.
Il tema è arrivato in Parlamento.
Il disegno di legge S.1902, presentato il 14 maggio 2026 dal senatore Paolo Marcheschi, è entrato nell’esame della 7ª Commissione permanente del Senato e nelle ultime settimane il confronto è proseguito anche insieme ad altre iniziative legislative dedicate al sistema sportivo.
Per la Serie D c’è soprattutto un passaggio da osservare.
Il numero massimo delle società professionistiche dovrebbe scendere a 80.
OGGI IL PROFESSIONISMO ITALIANO È MOLTO PIÙ GRANDE
Per comprendere il peso della proposta bisogna partire dalla fotografia attuale.
La FIGC, nella relazione pubblicata l’8 aprile 2026 sullo stato di salute del calcio italiano, ha indicato in 97 il numero dei club professionistici, definendo l’area del professionismo italiano particolarmente estesa nel confronto internazionale.
La stessa relazione evidenzia inoltre problemi economici ormai strutturali.
Dal 1986/87 al 2024/25 sono state registrate 194 mancate ammissioni ai campionati professionistici per inadempimenti economico-finanziari.
Negli ultimi tredici anni sono stati inflitti complessivamente 519 punti di penalizzazione.
Il calcio professionistico italiano continua inoltre a produrre perdite superiori ai 700 milioni di euro annui.
Sono proprio questi numeri ad alimentare la convinzione che l’attuale sistema sia troppo grande rispetto alle risorse economiche realmente disponibili.
IL DISEGNO DI LEGGE FISSA IL TETTO A 80
Il passaggio destinato a incidere maggiormente sull’organizzazione dei campionati stabilisce un limite massimo complessivo di 80 società professionistiche.
La contrazione non verrebbe decisa semplicemente eliminando un numero prestabilito di squadre dalla Serie C.
La formulazione discussa in Commissione prevede che sia la FIGC ad applicare la riduzione rispettando il principio di proporzionalità tra le diverse Leghe professionistiche.
È una distinzione fondamentale.
Oggi non esiste quindi una norma approvata che dica:
Serie A a 18.
Serie B a 18.
Serie C a 40.
Oppure qualsiasi altra composizione definitiva.
Esiste un principio molto più ampio:
ridurre il perimetro complessivo del professionismo.
La distribuzione concreta dovrebbe essere successivamente costruita dalla Federazione.
LA SERIE D È DIRETTAMENTE COINVOLTA ANCHE SE NON È PROFESSIONISTICA
A prima vista potrebbe sembrare una questione riguardante esclusivamente Serie A, Serie B e Serie C.
In realtà la Serie D sarebbe inevitabilmente uno dei campionati maggiormente coinvolti.
È proprio tra Serie C e Serie D che passa il confine tra professionismo e dilettantismo.
Oggi il meccanismo è semplice.
Nove gironi di Serie D.
Nove prime classificate.
Nove società che acquisiscono il titolo sportivo per chiedere l’ammissione alla Serie C della stagione successiva.
Se cambia la dimensione dell’area professionistica, prima o poi deve cambiare anche il modo nel quale le società entrano e escono da quell’area.
Promozioni.
Retrocessioni.
Riammissioni.
Ripescaggi.
Sono tutti meccanismi collegati.
ATTENZIONE: IL 2026/27 NON CAMBIA
Questo deve essere chiarito immediatamente.
La riforma non modifica la stagione che sta per iniziare.
La Serie C 2026/27 resta formata da 60 squadre divise in tre gironi.
La Serie D 2026/27 resta formata da 162 società divise in nove raggruppamenti da diciotto.
Il campionato di quarta serie comincerà il 6 settembre e terminerà il 2 maggio 2027.
Le nove vincitrici dei gironi conserveranno il diritto sportivo previsto dall’attuale regolamento per richiedere l’ammissione alla Serie C 2027/28.
Nessun cambiamento è stato deliberato su questo fronte.
IL VERO TEMA È COSA SUCCEDERÀ DOPO
Ed è proprio qui che la questione diventa interessante.
Se il Parlamento dovesse approvare il tetto delle 80 società professionistiche, la FIGC dovrebbe successivamente tradurre quel principio dentro un nuovo sistema di campionati.
A quel punto diventerebbe inevitabile affrontare alcune domande.
Quante società comporranno la Serie C?
Quante retrocederanno?
Quante saliranno dalla Serie D?
Quale valore avranno i playoff della quarta serie?
Come funzioneranno riammissioni e ripescaggi?
Potrà essere introdotta una fascia intermedia o un modello differente tra professionismo e dilettantismo?
Oggi nessuna di queste domande possiede ancora una risposta definitiva.
Ed è proprio questo il punto da non perdere.
La riforma è concreta come percorso legislativo, ma il nuovo format non esiste ancora.
LA FIGC LAVORA DA ANNI SULLO STESSO PROBLEMA
Il Parlamento non sta affrontando un tema completamente nuovo.
La Federazione prova da anni a modificare la struttura dei campionati.
Nella propria relazione di aprile, la FIGC ha ricordato che il confronto sulla riforma è aperto almeno dal febbraio 2020 e che il Piano Strategico federale del marzo 2024 aveva già indicato tre obiettivi molto precisi:
ridurre il numero dei club tra area professionistica e Serie D;
rivedere il modello delle promozioni e delle retrocessioni;
rivedere il sistema delle riammissioni e dei ripescaggi.
A febbraio 2026 era stata addirittura consegnata alle componenti federali la diciassettesima bozza di lavoro.
Nessuna è riuscita finora a diventare realtà.
IL PROBLEMA È SEMPRE STATO TROVARE L’ACCORDO
La difficoltà non è stata individuare possibili formule.
È stata approvarle.
Le attuali regole di governance federale attribuiscono alle Leghe interessate un peso molto forte sulle modifiche dei campionati.
Per determinate riforme serve inoltre una maggioranza qualificata particolarmente elevata.
Il risultato è stato un blocco praticamente permanente.
Serie A difende i propri interessi.
Serie B i propri.
Serie C i propri.
Serie D e Lega Nazionale Dilettanti devono difendere la possibilità di accesso al professionismo.
Trovare un equilibrio capace di soddisfare tutti è diventato difficilissimo.
Ed è proprio per questo che l’ingresso del tema in un disegno di legge nazionale rappresenta un passaggio politicamente molto più pesante rispetto all’ennesima bozza federale.
PER LA SERIE D IL RISCHIO È AVERE MENO PORTE VERSO LA C
Non è possibile oggi affermare che le promozioni dalla Serie D diminuiranno.
Non esiste alcuna decisione del genere.
Ma è evidente che una riduzione dell’area professionistica obbligherebbe a riesaminare il flusso tra terza e quarta serie.
L’attuale sistema permette a nove società di salire direttamente ogni stagione.
Se il numero complessivo delle società professionistiche dovesse ridursi, la FIGC dovrebbe costruire un equilibrio capace di evitare che il movimento tra categorie renda impossibile mantenere il nuovo organico.
È quindi possibile che in futuro venga modificato il rapporto tra promozioni e retrocessioni.
Ma parlare oggi di numeri sarebbe prematuro.
POTREBBE CAMBIARE ANCHE IL VALORE DEI PLAYOFF
Il tema si collega inevitabilmente anche a una discussione già molto presente dentro la Serie D.
Oggi i playoff non assegnano una promozione automatica.
La loro funzione principale è contribuire alla costruzione delle graduatorie utilizzabili in caso di eventuali integrazioni dell’organico professionistico.
Da tempo diversi dirigenti della quarta serie chiedono invece una postseason capace di consegnare realmente un posto in Serie C.
Una riforma complessiva potrebbe diventare l’occasione per ridiscutere completamente anche questo meccanismo.
Ma il problema resta sempre lo stesso.
Per creare una nuova promozione bisogna sapere quanti posti esisteranno nella categoria superiore.
ANCHE I RIPESCAGGI POTREBBERO CAMBIARE RADICALMENTE
Negli ultimi anni una delle costanti del calcio italiano è stata rappresentata dalle estati trascorse tra iscrizioni, ricorsi, riammissioni e ripescaggi.
La riduzione del professionismo nasce anche con l’obiettivo di limitare proprio questa instabilità.
Meno società.
Requisiti più rigidi.
Maggiori controlli.
Un sistema teoricamente più sostenibile.
Se il progetto riuscisse davvero a ridurre drasticamente le crisi societarie, potrebbe cambiare anche il significato dei playoff di Serie D.
Oggi vincerli può diventare prezioso proprio perché durante l’estate si liberano frequentemente posti nel professionismo.
Un sistema più stabile potrebbe produrre molti meno vuoti da riempire.
PER LE GRANDI PIAZZE DELLA D È UNA QUESTIONE ENORME
Trieste.
Terni.
Reggio Calabria.
Alessandria.
Piacenza.
L’Aquila.
Nocera Inferiore.
Siena.
Varese.
Pistoia.
La Serie D 2026/27 contiene numerose piazze abituate al professionismo.
Per tutte la quarta serie viene considerata soprattutto una categoria dalla quale provare a uscire.
È proprio per questo che qualsiasi riforma del confine con la Serie C interessa direttamente decine di società.
Un conto è investire sapendo che esistono nove promozioni dirette.
Un altro sarebbe affrontare un sistema completamente differente.
Gli imprenditori che finanziano i club hanno bisogno soprattutto di una cosa:
certezza delle regole.
NON SARÀ UNA RIFORMA RAPIDA
L’iter parlamentare è ancora aperto.
Il disegno di legge S.1902 è in Commissione e il Senato sta esaminando anche altre iniziative collegate al rilancio del sistema sportivo e calcistico.
Serviranno discussione.
Possibili modifiche.
Emendamenti.
Votazioni.
Eventuale passaggio nell’altro ramo del Parlamento.
E soltanto dopo un’eventuale approvazione definitiva si aprirebbe la fase nella quale FIGC e Leghe dovrebbero trasformare il principio legislativo in nuovi format sportivi.
Non è quindi una riforma destinata a cambiare il calcio della prossima domenica.
Ma può cambiare profondamente quello dei prossimi anni.
LA SERIE D DEVE GUARDARE MOLTO ATTENTAMENTE ROMA
Domenica 23 agosto comincerà la Coppa Italia.
Il 6 settembre partiranno i nove gironi.
Da quel momento l’attenzione sarà inevitabilmente concentrata sul campo.
Promozione.
Playoff.
Salvezza.
Ma contemporaneamente a Roma si sta discutendo una questione capace di incidere molto più profondamente sulla categoria.
Quante società deve sostenere il professionismo italiano?
La risposta proposta dal disegno di legge è:
massimo 80.
Se quel numero diventerà legge, il calcio italiano dovrà ridisegnare il proprio confine più delicato.
Quello tra Serie C e Serie D.
Per il 2026/27 non cambia nulla.
Ma per il futuro della quarta serie potrebbe cambiare praticamente tutto.