Serie D, primo contratto collettivo LND per i direttori sportivi
L’accordo introduce la possibilità di sottoscrivere e depositare un contratto federale e di rivolgersi al Collegio Arbitrale in caso di controversie. Più garanzie per direttori sportivi e collaboratori della gestione sportiva, ma anche nuovi obblighi organizzativi per le società
Cambia profondamente il lavoro dietro le quinte della Serie D. La Lega Nazionale Dilettanti ha sottoscritto il primo Accordo Collettivo dedicato ai direttori sportivi e ai collaboratori della gestione sportiva tesserati con le società partecipanti ai campionati dilettantistici.
L’intesa, formalizzata nei primi giorni di agosto 2026 dopo circa un anno di confronti, introduce una disciplina specifica per figure ormai indispensabili nella costruzione e nella gestione delle squadre. Direttori sportivi e collaboratori potranno sottoscrivere un contratto federale, depositarlo presso gli organi competenti e accedere al Collegio Arbitrale qualora dovessero nascere controversie economiche o contrattuali con il club.
Non si tratta di una semplice modifica burocratica.
Per la prima volta viene definita una cornice comune per regolamentare i rapporti tra le società della Lega Nazionale Dilettanti e i professionisti incaricati di costruire le rose, condurre le trattative, coordinare l’area tecnica e curare numerosi passaggi fondamentali della vita sportiva di un club.
UNA SVOLTA CHE RIGUARDA DIRETTAMENTE LA SERIE D
L’accordo coinvolge l’intera area dilettantistica e assume un valore particolare per la Serie D, campionato nel quale organizzazione, mercato e competenze dirigenziali hanno raggiunto livelli sempre più vicini al professionismo.
Le società della quarta serie nazionale gestiscono budget importanti, rose composte da calciatori provenienti dalle categorie superiori, settori giovanili strutturati e trattative che coinvolgono procuratori, club professionistici e atleti stranieri.
In questo contesto il direttore sportivo non può più essere considerato un semplice collaboratore informale del presidente.
È il dirigente che individua l’allenatore, costruisce l’organico, valuta gli under, gestisce entrate e uscite, conduce le trattative economiche e mantiene i rapporti con lo spogliatoio durante la stagione.
Fino a oggi, però, la tutela contrattuale di queste figure nell’ambito dilettantistico non era sempre proporzionata alle responsabilità assunte.
Il nuovo accordo prova a colmare questa distanza.
IL CONTRATTO FEDERALE DIVENTA LO STRUMENTO CENTRALE
La principale novità riguarda la possibilità di sottoscrivere e depositare un vero contratto federale.
L’incarico, la durata del rapporto, le mansioni e le condizioni economiche potranno essere formalizzati attraverso un documento riconosciuto dall’ordinamento sportivo.
Il deposito non rappresenterà un semplice adempimento amministrativo.
Consentirà di rendere verificabile il contenuto dell’accordo e di attribuire alle parti strumenti di tutela più chiari in caso di mancato rispetto degli impegni.
Per molti anni, soprattutto nelle categorie inferiori, numerosi rapporti professionali sono stati costruiti attraverso accordi privati, scritture non depositate oppure semplici intese verbali.
Il direttore sportivo iniziava a lavorare, conduceva il mercato e costruiva la squadra confidando nel rispetto della parola ricevuta dalla proprietà.
Quando il rapporto si interrompeva oppure il compenso non veniva corrisposto, diventava molto più complicato far valere le proprie ragioni all’interno dell’ordinamento federale.
Con il nuovo sistema, la tutela sarà legata alla corretta formalizzazione del rapporto.
ACCESSO AL COLLEGIO ARBITRALE
Il secondo cambiamento fondamentale riguarda la possibilità di rivolgersi al Collegio Arbitrale.
Direttori sportivi e collaboratori della gestione sportiva potranno utilizzare un organismo dell’ordinamento calcistico per affrontare le controversie derivanti dal contratto depositato.
Il passaggio assume una grande importanza.
Una società che non rispetti gli impegni economici assunti potrà essere chiamata a rispondere davanti alla sede competente. Allo stesso modo, il club potrà tutelarsi quando il dirigente non adempia correttamente agli obblighi previsti dall’accordo.
Il rapporto non sarà quindi protetto soltanto dalla fiducia personale tra presidente e direttore.
Esisteranno regole, documenti e procedure utilizzabili da entrambe le parti.
L’obiettivo è ridurre le zone grigie che hanno caratterizzato per anni una parte del calcio dilettantistico e aumentare la certezza dei rapporti professionali.
IL RUOLO DI ADICOSP E ADISE
Il percorso è stato accompagnato dalle associazioni di categoria.
Il presidente dell’ADICOSP, Alfonso Morrone, ha sottoscritto l’accordo al termine di un confronto durato circa un anno con la Lega Nazionale Dilettanti.
L’associazione ha evidenziato come, attraverso la nuova disciplina, i direttori sportivi impegnati nei dilettanti possano finalmente depositare un contratto federale e rivolgersi al Collegio Arbitrale.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al presidente della LND Giancarlo Abete e al coordinatore del Dipartimento Interregionale Luigi Barbiero per il contributo fornito durante il percorso.
Anche l’ADISE ha accolto positivamente il risultato.
Il presidente Giuseppe Marotta ha indicato l’accordo come un passaggio importante per il riconoscimento delle professionalità che operano quotidianamente nelle società dilettantistiche, sottolineando il valore delle garanzie riconosciute sia ai direttori sportivi sia ai collaboratori della gestione sportiva.
IL RICONOSCIMENTO DEI COLLABORATORI DELLA GESTIONE SPORTIVA
L’intesa non riguarda esclusivamente i direttori sportivi.
Un’attenzione particolare viene dedicata ai collaboratori della gestione sportiva, figure che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più preciso negli organigrammi delle società.
Questi professionisti possono affiancare il direttore sportivo nell’osservazione dei calciatori, nell’organizzazione del mercato, nella gestione documentale, nei rapporti con gli agenti e nel coordinamento delle attività dell’area tecnica.
La loro posizione era spesso meno definita rispetto a quella del responsabile principale.
Il nuovo accordo contribuisce a riconoscerne le competenze e a inserire il rapporto lavorativo in una disciplina più chiara.
L’ADISE ha ricordato di aver formato oltre mille operatori attraverso i propri percorsi di alta formazione dedicati a questa figura.
La Serie D potrà quindi contare su organigrammi più strutturati, nei quali incarichi e responsabilità non vengano affidati soltanto attraverso denominazioni generiche.
COSA CAMBIA PER LE SOCIETÀ
I club dovranno prestare maggiore attenzione al momento della scelta del direttore sportivo.
Non basterà annunciare il nome del nuovo responsabile dell’area tecnica e lasciargli iniziare il mercato.
Sarà necessario definire con precisione il rapporto, le mansioni, la durata e le condizioni economiche, procedendo poi al deposito secondo le modalità previste.
Questo potrà produrre inizialmente un aumento degli adempimenti amministrativi, ma offrirà maggiore sicurezza anche alle società.
Un club potrà programmare la stagione sapendo con esattezza quali siano le funzioni attribuite al dirigente e quali obblighi debbano essere rispettati.
Diventerà inoltre più difficile mantenere organigrammi costruiti su ruoli sovrapposti o poco chiari.
Direttore generale, direttore sportivo, responsabile dell’area tecnica e collaboratore della gestione sportiva dovranno operare all’interno di una struttura coerente, evitando conflitti di competenze.
Anche le proprietà saranno chiamate a programmare meglio i costi.
Il compenso del direttore non potrà essere trattato come una voce incerta da definire durante la stagione. Dovrà essere inserito fin dall’inizio nel budget e rispettato secondo quanto formalizzato.
PIÙ TUTELE, MA ANCHE PIÙ RESPONSABILITÀ
L’accordo non protegge soltanto i dirigenti.
Attribuisce loro anche responsabilità più precise.
Un direttore sportivo che sottoscrive un contratto federale assume formalmente gli obblighi collegati all’incarico. Dovrà operare nel rispetto delle norme, delle mansioni concordate e degli interessi della società.
La professionalizzazione del rapporto richiederà maggiore attenzione nella gestione delle trattative, nella sottoscrizione degli accordi e nella comunicazione con calciatori e agenti.
Non sarà più sufficiente presentarsi come direttore sportivo senza possedere i requisiti, le competenze e il corretto inquadramento federale.
Le società dovranno affidarsi a profili qualificati, mentre i dirigenti dovranno accettare che il riconoscimento delle tutele comporti anche obblighi verificabili.
È questo uno degli aspetti più importanti della riforma.
La crescita organizzativa non nasce soltanto dall’aumento delle garanzie economiche, ma dalla definizione di standard professionali comuni.
IL MERCATO NON POTRÀ PIÙ ESSERE SEPARATO DALL’ORGANIZZAZIONE
La Serie D viene spesso raccontata attraverso gli acquisti più importanti, i centravanti provenienti dalla Serie C e le società che costruiscono rose particolarmente costose.
Il nuovo accordo ricorda invece che un progetto vincente parte dalla struttura.
Un direttore sportivo tutelato, responsabilizzato e inserito correttamente nell’organigramma può lavorare con maggiore continuità, evitando che ogni contrasto con la proprietà produca improvvise interruzioni o ricostruzioni complete.
Anche il rapporto con l’allenatore potrà diventare più stabile.
Il direttore avrà un mandato definito e potrà essere valutato sulla base delle funzioni realmente assegnate, senza diventare automaticamente il responsabile di ogni problema sportivo o societario.
La formalizzazione potrà inoltre favorire la continuità pluriennale.
Troppe società cambiano direttore, allenatore e rosa al termine di ogni stagione, ripartendo ogni estate senza una linea tecnica riconoscibile.
Contratti chiari e incarichi definiti possono contribuire a ridurre questa instabilità.
L’IMPATTO SULLA STAGIONE 2026/27
L’accordo arriva mentre le società stanno completando gli organici per il campionato 2026/27.
Molti direttori sportivi sono già al lavoro da settimane e hanno condotto la parte principale del mercato estivo.
I club dovranno quindi verificare l’inquadramento delle figure presenti nei propri organigrammi e adeguare i rapporti alle nuove disposizioni operative.
Sarà fondamentale conoscere modalità, termini e procedure di deposito.
Le società più organizzate non incontreranno particolari difficoltà. Per altre realtà, abituate a gestire i rapporti dirigenziali in maniera meno formale, sarà necessario un cambiamento culturale prima ancora che amministrativo.
La Serie D comprende club dotati di strutture quasi professionistiche, ma anche società con risorse più limitate.
L’accordo dovrà funzionare in entrambe le situazioni, garantendo tutele senza creare procedure impossibili da sostenere per le realtà più piccole.
UNA RIFORMA CHE PUÒ MIGLIORARE LA CREDIBILITÀ DEI CLUB
La presenza di rapporti contrattuali chiari può diventare anche un elemento di credibilità.
Un calciatore, un allenatore o un procuratore valuta inevitabilmente l’affidabilità della società con la quale entra in contatto.
Un club capace di rispettare i contratti dei propri dirigenti trasmette l’immagine di una struttura seria, programmata e consapevole delle proprie responsabilità.
Al contrario, continue interruzioni dei rapporti, compensi non corrisposti e organigrammi modificati senza chiarezza indeboliscono la reputazione della società sul mercato.
Il nuovo accordo può quindi produrre effetti indiretti sulla capacità dei club di attrarre calciatori e professionisti qualificati.
La tutela del direttore sportivo non riguarda soltanto il singolo dirigente.
Contribuisce alla qualità dell’intero sistema.
LA SERIE D COMPIE UN ALTRO PASSO VERSO IL FUTURO
La sottoscrizione del primo Accordo Collettivo LND per direttori sportivi e collaboratori della gestione sportiva rappresenta una svolta strutturale.
Da oggi queste figure potranno contare su un contratto federale depositabile e sulla possibilità di accedere al Collegio Arbitrale in caso di controversie.
Le società avranno obblighi più chiari, ma anche strumenti migliori per definire incarichi, responsabilità e condizioni economiche.
Il campionato non cambierà formula e nessun risultato verrà deciso direttamente da questa riforma.
Potrà però cambiare il modo nel quale vengono costruite e amministrate le squadre.
In una Serie D sempre più competitiva, nella quale il confine con il professionismo appare ogni anno più sottile, la qualità dei dirigenti è diventata importante quanto quella degli allenatori e dei calciatori.
Il primo contratto collettivo riconosce finalmente questa realtà.
Le principali informazioni sulla nuova stagione sono raccolte nella guida alla Serie D 2026/2027.