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Serie D 2026/2027, come vengono costruiti i nove gironi

Giovedì 6 agosto alle ore 13 la LND svelerà i raggruppamenti del campionato 2026/27. La geografia rappresenta il punto di partenza, ma i confini regionali non sono rigidi: eccedenze territoriali, distanze e necessità di completare nove gruppi da 18 squadre possono modificare qualsiasi previsione

Il conto alla rovescia verso la composizione dei gironi della Serie D 2026/27 è ufficialmente cominciato. Dopo il rinvio delle procedure di ammissione, il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti tornerà a riunirsi mercoledì 5 agosto. I nove raggruppamenti della Serie D 2026/2027 verranno invece presentati giovedì 6 agosto alle ore 13.

In queste ore stanno circolando numerose ipotesi sulla futura collocazione delle società. Alcune ricostruzioni appaiono plausibili, soprattutto nei territori dove il numero delle partecipanti consente di immaginare un girone quasi interamente regionale. Nessuna previsione, però, può essere considerata definitiva.

Il motivo è semplice: i gironi della Serie D non vengono determinati attraverso un sorteggio pubblico e non esistono confini territoriali immutabili. È il Dipartimento Interregionale a costruire i nove raggruppamenti, cercando di conciliare vicinanza geografica, equilibrio numerico e sostenibilità delle trasferte.

Perché i gironi non nascono da un sorteggio

Il format ordinario della Serie D 2026/27 prevede 162 società, distribuite in nove gironi composti da 18 squadre ciascuno.

Questa struttura impone un vincolo matematico preciso. Non basta riunire le società appartenenti alla stessa regione: ogni gruppo deve raggiungere il numero previsto e l’intera mappa nazionale deve risultare equilibrata.

Quando una determinata area presenta più società rispetto ai posti disponibili, alcune formazioni devono essere spostate nel raggruppamento geograficamente più vicino. Al contrario, quando un territorio non dispone di un numero sufficiente di partecipanti, il girone viene completato attraverso club provenienti dalle regioni confinanti.

È questo il meccanismo che, ogni estate, produce raggruppamenti composti da più regioni e rende possibili collocazioni inizialmente considerate sorprendenti.

Il peso dei criteri geografici

La Serie D resta un campionato nazionale, ma la suddivisione territoriale serve a contenere costi e distanze.

Un torneo composto senza considerare la geografia costringerebbe numerose società dilettantistiche ad affrontare trasferte molto lunghe ogni settimana, con conseguenze pesanti sui bilanci, sull’organizzazione e sui tempi di recupero dei calciatori.

La vicinanza resta quindi il punto di partenza. Il Dipartimento prova a creare aree territoriali coerenti, collegando regioni confinanti e limitando, quando possibile, gli spostamenti più impegnativi.

Questo principio non significa però che ogni club venga inserito automaticamente nel girone ritenuto tradizionale.

La posizione geografica di una città, la distribuzione complessiva delle partecipanti e la necessità di raggiungere esattamente quota 18 possono portare una squadra verso un raggruppamento differente rispetto a quello affrontato nella stagione precedente.

Nessuna regione possiede un girone riservato

Le lettere attribuite ai raggruppamenti non corrispondono ufficialmente a territori prestabiliti.

Il Girone H viene comunemente associato a Puglia, Basilicata e Campania orientale, mentre il Girone I richiama tradizionalmente Sicilia e Calabria. Allo stesso modo, i gruppi settentrionali vengono collegati alle differenti aree del Nord-Ovest, della Lombardia e del Nord-Est.

Si tratta però di configurazioni consolidate dalla pratica, non di assegnazioni garantite da una norma immutabile.

Se il numero delle società appartenenti a una determinata area cambia, deve cambiare anche la distribuzione. Una regione con molte partecipanti può essere divisa tra più gironi; una con pochi club può essere aggregata a territori diversi rispetto alla stagione precedente.

Per questo motivo non esiste un diritto acquisito a partecipare al Girone H, al Girone I o a qualsiasi altro raggruppamento.

Come vengono completati i nove raggruppamenti

Il problema principale nasce nelle aree maggiormente rappresentate.

Quando il numero delle squadre settentrionali supera la capienza complessiva dei primi tre gironi, alcune società devono necessariamente scendere verso il Girone D o, in determinate circostanze, verso il Girone E.

Lo stesso fenomeno può verificarsi nel Centro Italia. Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo costituiscono una fascia territoriale particolarmente delicata, perché ogni spostamento prodotto più a nord può modificare a cascata anche i raggruppamenti centrali.

Al Sud il meccanismo coinvolge soprattutto Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. La collocazione di poche società campane può incidere contemporaneamente sulla composizione dei Gironi G, H e I.

Una singola ammissione o esclusione non cambia quindi soltanto il destino del club interessato. Può obbligare il Dipartimento Interregionale a ridisegnare una parte molto più ampia della mappa.

Perché le previsioni possono saltare all’ultimo momento

Prima di comporre i gironi è necessario conoscere l’organico definitivo.

Soltanto dopo la conclusione delle procedure di ammissione sarà possibile stabilire il numero esatto delle società appartenenti a ogni regione e verificare dove si trovino le eccedenze.

Una squadra ripescata in Piemonte, Toscana o Sicilia produce conseguenze differenti. Il Dipartimento deve inserirla nel sistema senza alterare il numero complessivo dei raggruppamenti e mantenendo una distribuzione territorialmente sostenibile.

È per questo che anche una previsione costruita correttamente può diventare improvvisamente superata. Basta il cambiamento di una sola posizione amministrativa per rendere necessario uno spostamento a catena.

Le ipotesi pubblicate prima del verdetto possono offrire un’indicazione, ma non possono anticipare con certezza il lavoro conclusivo della LND.

I derby contano, ma non garantiscono nulla

Uno degli argomenti maggiormente discussi riguarda la possibilità di mantenere o separare i derby.

Inserire nello stesso girone società appartenenti alla medesima area può ridurre i costi delle trasferte, aumentare il pubblico e accrescere l’interesse del campionato. Per questo motivo la presenza di derby risulta spesso una conseguenza naturale della costruzione geografica.

Non esiste però l’obbligo di riunire tutte le squadre della stessa provincia o della stessa regione.

In alcuni casi una concentrazione eccessiva di società rende inevitabile una divisione. In altri, esigenze organizzative o di ordine pubblico possono essere valutate insieme al quadro generale, senza però trasformarsi automaticamente nel criterio principale della composizione.

Un derby molto atteso può quindi nascere dalla nuova mappa oppure scomparire rispetto alla stagione precedente.

Perché la composizione incide sulla stagione

La collocazione in un girone anziché in un altro può modificare sensibilmente il costo della stagione.

Una società chiamata ad affrontare numerose trasferte superiori a diverse centinaia di chilometri deve programmare pernottamenti, pasti, pullman e partenze anticipate. Le spese aumentano e cambia anche l’organizzazione degli allenamenti.

Una partita lontana può richiedere la partenza del sabato, sottraendo un’intera giornata alle attività ordinarie di calciatori e staff. L’impatto è particolarmente significativo per le società che non dispongono di strutture e bilanci paragonabili a quelli professionistici.

Il criterio geografico serve proprio a limitare queste conseguenze, ma non può eliminarle completamente. L’Italia presenta una distribuzione molto irregolare delle squadre e alcune aree necessitano inevitabilmente di collegamenti interregionali più estesi.

Il girone può cambiare anche il mercato

La pubblicazione dei raggruppamenti non avrà effetti soltanto sulla logistica.

Conoscere le future avversarie consentirà ai direttori sportivi di valutare il reale livello competitivo del torneo e decidere se intervenire nuovamente sul mercato.

Un gruppo ricco di piazze ambiziose e formazioni costruite per la promozione può spingere una società ad aggiungere esperienza. Un girone caratterizzato da campi difficili e squadre particolarmente fisiche può suggerire scelte differenti nella costruzione dell’organico.

Cambierà anche il valore dei calciatori che conoscono già il territorio. Un atleta con numerose stagioni disputate nello stesso raggruppamento possiede informazioni sugli avversari, sugli impianti e sulle caratteristiche delle trasferte che possono rivelarsi preziose.

La geografia della Serie D incide quindi direttamente anche sulle strategie tecniche.

Prima l’organico, poi la nuova mappa

La procedura seguirà un ordine preciso.

Mercoledì 5 agosto dovranno essere definite le ammissioni al campionato. Soltanto dopo il completamento dell’organico il Dipartimento Interregionale potrà chiudere il lavoro sui raggruppamenti.

Giovedì 6 agosto, alle ore 13, arriverà la composizione ufficiale dei nove gironi.

Fino a quel momento nessuna società può considerare certa la propria collocazione. Le mappe previsionali restano esercizi utili, ma non tengono necessariamente conto di tutte le variabili esaminate dalla LND.

La Serie D 2026/2027 non conoscerà i propri avversari attraverso l’estrazione di palline da un’urna. I nove gironi nasceranno da un complesso incastro tra numeri, territori, distanze ed esigenze organizzative.

Solo allora ogni club potrà calcolare realmente i chilometri da percorrere, individuare i derby e misurare il livello delle rivali. La prima classifica della stagione non assegnerà punti, ma dividerà l’Italia del calcio in nove nuove mappe.

Autore

Raffaele Falanga scrive per Pianeta Serie D e segue notizie, mercato, comunicati e approfondimenti sul calcio dilettantistico nazionale.